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Le virtù dell'infanzia

Eccole: speranza, volontà, fermezza di propositi, competenza ( la fedeltà è la virtù per eccellenza dell’adolescenza e quelle dell’adulto sono l’amore, la cura e la saggezza).

 

Speranza
Basta vedere un fanciullo disperato. E’ come per noi trovarci in casa con un sequestratore e i fili del telefono tagliati.
Genitori di speranza sono quelli che infondono fiducia, capiscono il bisogno del figlio di essere accettato e di entrare in rapporto con un ambiente accogliente e tranquillizzante che gli confermi la continuità della realtà che lo circonda: qualcosa che c’è, rimane, sa resistere ai suoi attacchi, non cambia. Ha bisogno quindi di persone coerenti, che si rapportano con lui in modi prevedibili e che , per questo, diventano oggetto della sua fiducia.
Con queste tranquillità di radici, potrà , da grande, fidarsi di se stesso nelle bufere della vita,senza cadere nello sconforto.

Volontà
Il nido rassicurante dei genitori non è un rifugio, bensì un campo base per avventurarsi fuori.
Ci vuole allora volontà, intesa come capacità di giudizio e di decisione al di là dell’impulso del momento.
Il bambino deve imparare a volere il possibile, a rinunciare all’impossibile, a distinguere il bene dal male, e a imparare che “chi rompe paga”.
E prima ancora, deve coordinare le sue attività: passare da un gioco all’altro senza portare a termine nulla è diseducativo.
Se non lo impara prima di uscire dal nido, diventerà un’adolescente instabile, rinunciatario o capace solo di fare sfide.

Fermezza di propositi
E’ il coraggio di porsi e seguire scopi validi, nutrire ideali di azione, sapere perseverare.
E’ una virtù così vitale, che il bambino la cerca da solo. E lo fa giocando. Il gioco è per lui ciò che il pensiero e i progetti sono per l’adulto. Nel mondo dei giocattoli rievoca il passato, e incomincia a padroneggiare il futuro, assume con l’immaginazione i ruoli degli adulti, sperimenta le sue reazioni nel sentirsi simile a loro prima che lo diventi davvero. Insomma si prepara a progettare. Il gioco finirà, ma quella tendenza a prevenire, pianificare, anticipare il futuro, fare propositi, deve essere trasportata dalla fantasia alla realtà. In concreto ciò vuol dire abituarlo presto a non essere un pecorone: deve avere una giusta indifferenze verso ciò che “gli altri “dicono.

Competenza 
E’ la capacità di saper interagire efficacemente con l’ambiente.
Altri la chiamano maestria, abilità, perizia, destrezza, capacità di darsi da fare… significa far funzionare il proprio pensiero e il proprio corpo in modo coordinato , al fine di acquisire abilità che permettano di applicarsi a impieghi pratici e a risultati durevoli.
E il compito della scuola: la vera educazione (pratica, musicale, sessuale, sociale, etica) non dà solo norme di comportamento ma anche gli elementi di ragionamento per apprendere nuove forme di pensiero e attitudini. Si sente incompetente proprio chi ha imparato strumenti ma non ne conosce le modalità d’uso e non sa impararne dei nuovi.
E’ il dramma dell’uomo moderno: un sacco di accessori e abilità ma ignoranza su come e perché usarli. La competenza richiede la capacità di ragionare e di interrogarsi sul senso delle cose.
In concreto ciò vuol dire: non fare drammi per i piccoli malanni, non avere paura degli sforzi fisici, educarli a cavarsela da soli.
Il bambino deve acquisire piano piano la gioia dell’applicazione altrimenti da grande si sentirà impaurito nell’affrontare con le sue sole capacità compiti nuovi.

Buon lavoro a chi è nel campo dell’educazione.

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