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Condizionamenti sociali

Voglio condividere con voi una mia riflessione dopo aver letto un libro di Tony De Mello, sacerdote cattolico della compagnia di Gesù, nonché insegnante spirituale e psicologo.

I condizionamenti sociali presentano diverse forme, derivanti dall’ambiente famigliare, altri inculcati durante il processo educativo di crescita, altri ancora dalla sfera sociale alla quale apparteniamo.

Non bisogna sottovalutare il condizionamento effimero e subdolo che ogni giorno subiamo dai mezzi di comunicazione.

Queste forme di condizionamenti elencati ,riescono ad acquistare potere su di noi a seguito alle esperienze di vita.

Altri ci dominano nel momento in cui li accettiamo, sotto forma di convinzioni o imposizione collettive, senza prima sottoporle al vaglio del nostro giudizio razionale-cosciente.

Tony De Mello, nel corso tenuto a Barcellona nel 1986, ha esposto questa tematica in maniera chiara e comprensibile per tutti: “Il bambino è un’altra vittima della violenza culturale. La cultura dice:<<Bisogna correggere il bambino>>, con questa espressione si dà per scontato che il bambino sia cattivo, da qui nasce l’imposizione per cui bisogna preparare il bambino per la “vita”. Quale vita? Il bambino nasce con tutte le sue facoltà pronte ad afferrare la vita perché la vita è l’unica maestra che non si sbaglia e che educa con libertà. Il bambino deve essere sostenuto dall’adulto, compreso e guidato verso la libertà di pensiero, del fare, del sapere … e non sottoporlo alle regole programmate e ai meccanismi di dominazione che bloccano la sua anima. In altre parole, inculchiamo ai nostri piccoli le nostre ansie e paure o le nostre teorie nei confronti della vita, squalificando i suoi atteggiamenti e approcci alla vita.

C’è un racconto di Tony De Mello in cui racchiude e descrive i concetti sopra esposti:

“La piccola Mary è in spiaggia con la sua mamma.

<< Mamma posso giocare con la sabbia?>>

<<No amore mio, non voglio che ti sporchi il vestito>>

<<Posso entrare nell’acqua?>>

<<No, ti bagneresti e prenderesti il raffreddore>>

<<Posso giocare con gli altri bambini?>>

<<No, ti perderesti in mezzo alla gente>>

<< Mamma, mi compri il gelato?>>

<<No, ti fa male alla gola>>

La piccola Mary, allora, si mette a piangere e la madre, rivolgendosi ad una signora accanto dice: <<Santo cielo! Ha visto che bambina insopportabile?>>

In famiglia vengono inculcati i primi comportamenti mediante un processo che De Mello chiama “ricatto affettivo”.

Facciamo esprimere e scoprire la vita attraverso le esperienze sensoriali senza timore … con un amore verso il bambino incondizionato.

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